Patto territoriale
Giovedì ci vediamo alla Casa del Popolo Giuseppe Valarioti, difensore dei lavorstori braccianti.
Ci vediamo insieme come società morale della piana di Gioia Tauro. Ci vediamo per parlare di politiche dell'abitare in un territorio che da decenni cattura i lavoratori braccianti per farli vivere in una logica di separazione e ghettizzazione. Lo fa attraverso leggi sulla cittadinanza, che di fatto li mettono sotto ricatto perenne, e lo fa con una programmazione pubblica che investe sul concentramento di forza lavoro migrante nei campi di accoglienza. Campi, tendopoli, container, ed ora casette in legno come prevede il decreto Caivano. Decreto che sta dentro la logica di uno Stato che si nutre di emergenza ed è in capace di progettare. Incapace di aprire le case vuote che a migliaia sono nella piana, tra le quali ci sono le sue stesse case che ha costruito a Rosarno! Badate bene qui non è questione di una singola tendopoli, ma di una irresponsabilità politica di imprese della grande distribuzione e dello Stato che trasferiscono i costi del proprio profitto e fallimento trentennale su tutti noi. Oggi questo fallimento viene mimetizzato con progetti sui quali vengono spennellate parole e pratiche sociali nuove, come borgo solidale ( campo container ) o fattoria sociale ( casette in legno con qualche ettaro di terra ) . Parole vuote per mascherare la solita politica che non permette di uscire dalla precarietà la forza lavoro migrante che viene confinata lontano dalle città e viene messa sotto controlla come se fosse un problema di ordine pubblico.
Non è un fallimento, tutto questo è figlio di una scelta precisa che lascia la forza lavoro nel bacino della precarietà perenne, da Saluzzo a Rosarno la logica è la stessa. Pensate ad esempio al rapporto perverso che produce la ghettizzazione della forza lavoro con il fallimento deliberato del decreto flussi che, come dimostrano le recenti inchieste, affidano a delle reti criminali la gestione della mobilità dei lavoratori migranti. Queste politiche non solo sono una sofferenza per chi le subisce però ma un progetto su cui investire per chi le abita. Per chi si pone fuori di questo modello nessuna critica è ammessa. Per quanto mi riguarda noi a questa logica non ci stiamo ed è il momento di capire chi ne diventa complice e chi no. Per la prima volta attraverso un patto territoriale che lega diverse realtà calabresi si è iniziato a discutere di accoglienza diffusa e ad elaborare un punto di vista differente che ha una idea chiara di politiche per dare dignità ai lavoratori, che vuole prendere le distanze da quel mondo che non accetta la logica autoritaria della ghettizzante del modello Rosarno e del decreto Caivano. Chi sceglie quel modello legittimamente prende una strada ma che non è la strada nostra. Non è la strada di chi lotta per la dignità dei lavoratori braccianti, del bene comune, della politica Dell'abitare, dell'economia solidale. La Piana di Gioia Tauro sta diventando un modello di una segregazione dolce che è agganciata in realtà al modello delle città di frontiera del nuovo patto europeo sull'immigrazione. Io penso che sia il momento di capire innanzitutto chi sta dentro la logica del decreto Paintedosi e chi ne sta fuori, penso che sia arrivato il momento di lanciare una campagna di verità visto che ad ora tutto tace se non l'annuncio di sgomberi di una tendopoli fatta dagli stessi che l'hanno costruita e sgomberata per tre volte.
Ci vediamo giovedì 21 ore 18.00 alla Casa del Popolo Giuseppe Valarioti a Rosarno.